Il ritorno delle meme stock

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Il ritorno delle meme stock ha caratterizzato la sessione di lunedì, con il mercato che si prepara ai report sull’inflazione di aprile. $GME ha guadagnato il 74%, e si prepara ad aprire anche oggi ampiamente in positivo.

Nell’ultima settimana gli indici hanno scambiato in tranquillità. Il Nasdaq non si è mosso più dello 0,3% in nessuna direzione. Ad eccezione del guadagno dello 0,5% di mercoledì, l’S&P500 ha registrato in media una variazione di prezzo inferiore allo 0,2%.

Ieri il Nasdaq ha guadagnato lo 0,3% e l’S&P500 è sceso di pochissimo. Il Dow Jones ha perso lo 0,2% e ha interrotto una serie di otto sessioni positive, la più lunga da dicembre 2023. Il Russell2000 ha tagliato un guadagno di circa l’1% allo 0,1%.

Un mercato noioso non è necessariamente un segno negativo. Inoltre, una pausa sembra appropriata in preparazione dell’attacco ai massimi di marzo.

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Ampia partecipazione, ma mancano i setup

Il mercato è risalito con una partecipazione ampia. Dalle Sette Sorelle (in aumento del 4,4%), all’S&P100 (in crescita del 4,1%), all’RSP (in salita del 3%) fino alle small-cap (in aumento del 4,5%), il mercato ha lasciato pochi settori indietro.

Nonostante un buon breadth, non sono però arrivate nuove opportunità, e le poche apparse non hanno avuto follow-up importanti.

Oggi è stato pubblicato il PPI di aprile, in linea con le attese e in salita ormai da 3 mesi consecutivi, un prologo al CPI di domani. I numeri contribuiranno a ricalibrare le aspettative sui tassi per il resto del 2024. Inoltre sempre martedì, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, parlerà alla Foreign Bankers’ Association ad Amsterdam.

Tutto ciò arriva dopo che diversi funzionari della Fed hanno continuato a mitigare le aspettative dei tagli ai tassi di interesse. Sebbene l’inflazione sia scesa considerevolmente dal suo picco del 2022, gli ultimi mesi di dati indicano che probabilmente ci vorrà più tempo per raggiungere il target del 2% della Fed.

Il vice presidente della Fed Philip Jefferson ha affermato lunedì che il rallentamento dei progressi contro l’inflazione è “fonte di preoccupazione”.

Mercato azionario e la “siesta” della Fed

La pausa della Fed ora ha superato i 280 giorni, rendendola la seconda più lunga nella storia moderna del mercato. Solo la pausa del 2006-07 che è durata 446 giorni è andata oltre. In media, le pause della Fed durano 146 giorni.

La storia dice che una prolungata pausa sui tassi è alla fine positiva per il mercato azionario.

In 10 periodi di pausa negli ultimi 50 anni, l’S&P500 ha guadagnato in media il 6% in una media di 160 giorni. Ma nelle ultime sei pause, che sono durate più a lungo della media, il guadagno medio dell’S&P500 è stato di circa il 13%. Durante l’attuale pausa, l’S&P è aumentato del 12,4% fino al 1 maggio.

In pratica le pause lunghe sono di solito positive per le azioni, e i guadagni ottenuti dall’ultima variazione della Fed nel luglio 2023 sono coerenti con la statistica recente”. Il discorso cambia invece quando la Fed è costretta a tagliare a causa della debolezza economica, ma almeno ad oggi non siamo davanti a questo scenario macro.

In termini settoriali, i finanziari hanno avuto le migliori performance medie durante le pause della Fed. L’energetico è stato il secondo miglior performer in media durante le ultime cinque pause.

Settori e industrie

 

Lavoro ancora a metà

Nonostante i recenti progressi, il mercato non ha ancora completato il lavoro e mancano dei tasselli per poter avere una piena e convinta esposizione.

In effetti sono proprio le opportunità a basso rischio ad essere mancate finora. Quando possibile bisognerà procedere gradualmente e senza subire la FOMO.

 

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