Investire è Speculare: l’Anti-Intelligent Investor tra Wall Street e la Silicon Valley

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Investire è solo speculazione travestita da sicurezza.

Il mercato azionario è profondamente influenzato dal sentiment degli investitori, trovandosi in un equilibrio tra Wall Street e la Silicon Valley.

Questo fenomeno è particolarmente evidente nel settore tecnologico.

Di fatto, il vero valore di mercato di un’azione tecnologica oscilla sempre tra le dinamiche dei mercati azionari quotati a Wall Street e quelle del private equity e del venture capital (VC) della Silicon Valley.

Ecco perché i Value Investor come Warren Buffett, e chi ha cercato di emularlo senza successo, spesso falliscono quando si tratta di investire nel tech.

Secondo Wikipedia:

Il valore intrinseco, in finanza, è il valore fondamentale di una società, rappresentata da un certo numero di azioni, determinato attraverso una valutazione il cui processo viene effettuato tramite l’analisi fondamentale.

Generalmente viene applicata alle società quotate per accertare la convenienza di un investimento.

La definizione differisce sostanzialmente dal valore di mercato, i cui attori sono appunto i partecipanti alla Borsa.

In parole semplici, Wikipedia con questa definizione intende dire che il valore intrinseco di una società quotata è il suo vero valore basato sui fondamentali come utili, asset, debiti e così via, non sul prezzo corrente delle azioni sul mercato.

Questo valore viene determinato mediante un’analisi fondamentale, che scruta bilanci, previsioni di crescita e la gestione aziendale. Tale concetto è spesso utilizzato per determinare se l’acquisto di azioni di una società quotata in Borsa rappresenti un buon investimento, valutando se il titolo sia sottovalutato o sopravvalutato rispetto al suo valore intrinseco.

Il valore di mercato, invece, è il prezzo corrente delle azioni sul mercato, influenzato dalle dinamiche di offerta e domanda degli investitori. Questo può differire dal valore intrinseco poiché riflette non solo i fondamentali dell’azienda, ma anche le emozioni, le speranze e le paure degli investitori.

Di conseguenza, anche se un’azienda possiede un valore intrinseco ben definito, il suo valore di mercato può oscillare a seconda della percezione pubblica e delle aspettative degli investitori.

E questo è perfettamente naturale.

Trading, Speculazione o Investimento?

Quando si studia la finanza, liberandoci dai dogmi e dalle frasi fatte, le linee che distinguono trading, speculazione e investimento si confondono, dimostrando che, in sostanza, queste attività sono strettamente interconnesse.

Il trading è l’acquisto e la vendita di strumenti finanziari, spesso con un orizzonte temporale breve, cercando di sfruttare le fluttuazioni di prezzo. Tuttavia, quello che viene comunemente chiamato “trading” può assomigliare più a un gioco d’azzardo quando si basa su intuizioni o su previsioni a breve termine senza una solida base analitica.

La speculazione, d’altro canto, è fare previsioni sui movimenti futuri dei prezzi. Essa permea ogni atto finanziario, perché, alla fine, ogni transazione implica una scommessa sul futuro valore di un asset. Anche l’investimento, che dovrebbe essere guidato da una visione di lungo termine basata sul valore intrinseco e sulla crescita dell’azienda, contiene un elemento di speculazione. L’investitore specula che il valore dell’asset crescerà o che genererà reddito nel tempo, ma questa speculazione è spesso mascherata da un linguaggio che suggerisce certezza e sicurezza.

Tuttavia, ciò che l’industria chiama “investimento” è spesso più simile al risparmio gestito, dove i fondi vengono allocati in strumenti che promettono stabilità e rendimenti sicuri, ignorando il rischio intrinseco che ogni investimento comporta. Il vero investimento, invece, è un mix di trading e speculazione. Gli investitori, pur con una prospettiva a lungo termine, devono fare trading per adattare il loro portafoglio alle nuove informazioni o cambiamenti di mercato, e speculano continuamente sul futuro valore degli asset in cui investono.

Benjamin Graham, noto come uno dei padri dell’analisi fondamentale e dell’investimento value, nel suo libro “The Intelligent Investor” spiega chiaramente che ogni investimento porta con sé un elemento di speculazione, dato che si basa sull’aspettativa di un ritorno futuro che non è mai garantito. Pertanto, se dovessimo realmente delineare una dicotomia, essa sarebbe tra la percezione teorica e idealizzata di Graham di investimento e speculazione e la realtà pratica dove ogni investimento è in qualche misura una speculazione sul futuro valore o sul rendimento di un asset.

Graham definisce l’investimento come un’operazione che, attraverso un’analisi approfondita, promette la sicurezza del capitale e un adeguato ritorno. L’investimento, in questo caso, è basato su dati concreti, analisi fondamentali e una visione a lungo termine.

In questa prospettiva, il trading non è altro che una forma di speculazione a breve termine, mentre l’investimento, come descritto da Graham, è una speculazione a lungo termine basata su fondamentali più solidi, ma pur sempre speculazione.

Per quanto mi riguarda, l’investitore è sempre colui che, attraverso un’analisi approfondita, promette la sicurezza del capitale mediante una gestione del rischio oculata e un ritorno adeguato, prendendo decisioni informate.

Alcuni lo faranno attraverso il trading di breve termine, altri opteranno per il buy & hold o per investimenti a lungo termine.

Tuttavia, prendere decisioni non informate a lungo termine equivale, nel migliore dei casi, a semplice risparmio, se supportate da una diversificazione solida, o, nel peggiore dei casi, a una pura scommessa.

Graham, infatti, non sostiene che il valore di mercato debba necessariamente coincidere con il valore intrinseco, né che il valore di mercato sia intrinsecamente “sbagliato”.

Questa è la narrazione che il fan club degli analfabeti finanziari affetti da sindrome di Dunning-Kruger ti ha propinato finora.

Al contrario, nel Capitolo 8: “The Investor and Market Fluctuations” in cui viene presentato per la prima volta il concetto di “Mr. Market” Graham sottolinea che il valore di mercato può divergere dal valore intrinseco di una società per vari motivi, inclusi il sentiment degli investitori, le notizie di mercato e altre influenze esterne. Inoltre non suggerisce di opporsi al mercato, ma di essere pazienti e disciplinati, investendo solo quando le condizioni sono favorevoli secondo la propria analisi fondamentale.

Quello che i risparmiatori, convinti di appartenere a un’élite rispetto a tutti gli altri, considerano un segno di superiorità è, in realtà, l’esatto opposto: vanno contro il valore di mercato, aspettandosi che tutti gli altri si allineino al loro punto di vista, mentre etichettano chiunque dissenta come “speculatore”. In questo contesto, orde di consulenti indipendenti, formatori, presunti trader e investitori, insieme a schiere di risparmiatori gregge, hanno iniziato a gridare “al lupo, al lupo” contro chiunque osi discostarsi dalla ricerca del valore intrinseco o dalla diversificazione selvaggia e talebana, apostrofando con disprezzo chiunque si trovi dall’altra parte del trade, usando appellativi come “trader della cameretta” o “speculatori”.

A questo punto, è cruciale comprendere che la definizione di Graham dell'”analisi fondamentale” non implica che questa sia l’unica metodologia valida. Il suo interesse è focalizzato sul tipo di analisi fondamentale usata per determinare il valore intrinseco, lasciando spazio a diverse interpretazioni e applicazioni dell’analisi fondamentale stessa.

Quindi, alla fine, dobbiamo riconoscere che gli investitori, proprio come i trader, speculano e fanno trading. La distinzione tra queste attività è più una questione di gradi, di tempo e di strategia piuttosto che di natura. L’investimento non è mai completamente privo di speculazione o trading; è solo una questione di quanto si è disposti a riconoscere questa verità. E quello che chiamiamo “trading”, quando privo di una solida analisi, si avvicina molto al puro gioco d’azzardo.

In sintesi, se utilizziamo il cervello in modo efficace, riconosciamo che, al di là delle etichette che attribuiamo a queste attività, la finanza è un campo in cui speculazione, trading e investimento si intrecciano in un balletto costante di rischio e previsione.

Perché la divergenza tra valore intrinseco e valore di mercato potrebbe essere un vantaggio

Hai mai pensato che la divergenza tra valore intrinseco e valore di mercato possa essere un’opportunità cruciale? È un potente vantaggio che se riconosciuto può essere sfruttato per massimizzare i tuoi investimenti.

Come abbiamo visto la percezione pubblica e le aspettative degli investitori giocano un ruolo cruciale nel determinare il valore e le performance delle aziende quotate.

L’analisi del sentiment, che esamina le opinioni e le emozioni espresse online riguardo a prodotti, servizi, e aziende, può fornire indicazioni preziose su come il mercato potrebbe muoversi. Ciò è particolarmente vero nei social media e nei forum dove le opinioni dei consumatori possono influenzare rapidamente il prezzo delle azioni.

In particolare su quelle tecnologiche.

Quando si parla di Wall Street, le azioni delle aziende tecnologiche quotate in borsa sono fortemente influenzate dalle dinamiche dei mercati azionari, dove sia investitori istituzionali che individuali rispondono a una serie di fattori come i dati finanziari, i risultati trimestrali e le notizie di settore. La performance delle azioni è ulteriormente influenzata da analisi tecniche, fondamentali e macroeconomiche, nonché da cambiamenti normativi o geopolitici.

Dall’altra parte degli Stati Uniti, più a ovest nella Silicon Valley, il settore del private equity e del venture capital costituisce l’ecosistema delle startup e delle aziende non quotate. Qui, il successo è spesso valutato in base al potenziale innovativo, alle acquisizioni, alle partnership e alla scalabilità del business.

Questa dicotomia tra Wall Street e Silicon Valley evidenzia due mondi finanziari distinti ma interconnessi. Mentre Wall Street si concentra su aziende con una serie performance finanziarie trascrivibili in un foglio excel, la Silicon Valley si dedica a coltivare il potenziale futuro delle aziende in fase di crescita influenzandosi reciprocamente.

Mentre Wall Street adotta un approccio cauto nelle valutazioni, basandosi su modelli come il Discounted Cash Flow (DCF), la Silicon Valley e gli investitori con una mentalità imprenditoriale tendono a essere più speculativi. Le loro valutazioni si fondano su proiezioni di crescita e round di finanziamento piuttosto che sugli utili attuali. La Silicon Valley è il centro nevralgico di questa dinamica, dove l’innovazione tecnologica si scontra e si fonde con il capitale di rischio.

È evidente, quindi, che chi ha una visione più orientata all’innovazione tecnologica e al futuro investa in titoli con prospettive radicalmente diverse rispetto ai numeri attuali. Questo è particolarmente vero per le aziende tecnologiche di cui noi di Trend Positioning Research parliamo, aziende con il potenziale di plasmare il futuro.

In questo contesto, è altrettanto naturale che gli stessi investitori di venture capital (VC) e private equity, che hanno creduto in queste aziende nel mercato privato, continuino a sostenerle anche nel mercato pubblico, investendo nelle loro azioni. Questo comportamento contribuisce a creare una divergenza significativa tra il valore intrinseco basato su innovazione e potenziale futuro e il valore di mercato, che riflette in parte la percezione attuale e le aspettative di breve termine del mercato.

Comprendere le performance del settore tecnologico richiede quindi una visione che unisca sia i dati quantitativi dai mercati azionari che le valutazioni qualitative, spesso meno tangibili, del mondo del venture capital. Questo dualismo evidenzia una tensione tra l’esigenza di dati concreti per soddisfare gli investitori value e la prospettiva di crescita e innovazione a lungo termine che promuove la Silicon Valley.

Così, quando gli analisti finanziari e gli accademici tradizionali — che potremmo ironicamente soprannominare ‘Guardiani dei Fogli di Calcolo’, detti anche Flintstones finanziari accademici – non colgono tempestivamente la rivoluzione dell’intelligenza artificiale (AI) nei loro dettagliati fogli di calcolo, tendono a focalizzarsi su dati precisi ma potenzialmente limitati, incapaci di riflettere appieno le complesse e rapide evoluzioni del mercato tecnologico.

La brutta notizia è che nessun titolo rivoluzionario degli ultimi 40 anni ha mai avuto, né mai avrà, le metriche finanziarie ordinate come Graham le auspicava. Ecco perché hanno perso le migliori opportunità trasformative degli ultimi 20 anni, e perderanno anche quelle dei prossimi dieci.

Questi esperti, per esempio, potrebbero sottostimare o trascurare l’impatto dell’AI, che spesso non si riflette nei dati finanziari tradizionali in modo convenzionale. L’intelligenza artificiale può infatti influenzare il valore di un’azienda attraverso innovazioni nei prodotti, miglioramenti nell’efficienza operativa, espansione dei margini o la creazione di nuovi modelli di business che non sono ancora pienamente quantificabili con gli strumenti finanziari standard.

Questo potrebbe indurli in un’erronea convinzione di possedere un’analisi unica o esclusiva che altri non comprendono, mentre in realtà non stanno cogliendo l’evoluzione del settore.

La chiave è adattarsi a metodologie di analisi che tengano conto dell’impatto tecnologico, culturale e di mercato che la tecnologia, e quindi l’innovazione per definizione, porta con sé.

Il successo nel mondo degli investimenti, specialmente nel settore tecnologico, richiede non solo risorse finanziarie ma anche una profonda comprensione delle innovazioni e delle dinamiche di mercato che cambiano rapidamente. Warren Buffett, noto per la sua filosofia di investimento basata su valori fondamentali e sicurezza, ha spesso ammesso di avere limiti nell’investire in settori come la tecnologia, dove l’innovazione e la comprensione di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale (AI) sono fondamentali.

Buffett ha riconosciuto i suoi limiti in questo campo, come evidenziato dalla sua storica riluttanza a investire in tecnologia, per poi fare eccezioni come con Apple. La sua decisione di non espandersi ulteriormente nel tech nonostante le risorse a disposizione per assumere esperti di settore illustra come anche le menti più brillanti e le tasche più profonde possano incontrare difficoltà quando si tratta di navigare settori che richiedono una comprensione approfondita di tendenze tecnologiche emergenti, oltre alla capacità di anticipare il futuro piuttosto che basarsi esclusivamente su dati storici e finanziari.

Questo scenario sottolinea che l’eccellenza nel mondo degli investimenti, in particolare nella tecnologia, non è solo questione di avere risorse ma anche di avere o sviluppare una visione che si adatti ai cambiamenti tecnologici e di mercato.

Pochi eccellono perché richiede una combinazione unica di competenze, intuizione e audacia per investire in ciò che è nuovo e spesso non compreso fino in fondo dai metodi tradizionali di analisi.

In pratica, essere un esperto tecnologico in un contesto di investimento può somigliare a una sorta di “Frankenstein” – una combinazione di parti diverse che non sempre funzionano perfettamente insieme. Gli esperti tecnologici, per quanto competenti e informati, hanno i loro limiti, specialmente quando si tratta di comprendere l’impatto delle loro conoscenze nel mondo degli investimenti.

Prendiamo l’esempio dei chip di Intel rispetto a quelli di Nvidia.

Un esperto potrebbe sostenere che il chip di Intel è tecnicamente superiore a quello di Nvidia in termini di specifiche, prestazioni o efficienza energetica. Tuttavia, questa considerazione tecnica rappresenta solo una frazione dell’intero quadro.

Non sto negando la veridicità di tale valutazione; piuttosto, sottolineo che potrebbe essere irrilevante quando si tratta di decidere in quali titoli dell’industria dei semiconduttori investire e come strutturare un portafoglio.

Il motivo è semplice: non tutti sono esperti di semiconduttori. Anzi, la maggioranza degli investitori non lo è, e questo si riflette chiaramente nei movimenti di mercato. Il prezzo delle azioni non si basa esclusivamente sulle caratteristiche tecniche. Il sentiment degli investitori, l’attenzione mediatica e la percezione pubblica hanno un impatto enorme.

Prendiamo Nvidia come esempio: ha potuto godere di un momento di celebrità grazie a innovazioni incomprese ai più, influenzando il sentiment molto più delle sole specifiche tecniche. E mentre molti pensavano che altri chip fossero migliori e che Nvidia fosse a rischio di concorrenza, noi abbiamo incluso il titolo nel portafoglio R.A.P.T.OR., permettendo ai nostri clienti di realizzare profitti superiori al 200% in soli 12 mesi.

Le dinamiche di mercato, inclusi i rapporti di analisti, le aspettative sugli utili, e le fluttuazioni del mercato azionario, possono quindi far sì che le azioni di una società si muovano in modi che non riflettono necessariamente la qualità tecnica dei suoi prodotti o dei suoi bilanci. La valutazione di un’azienda da parte dei mercati finanziari è spesso un complesso mix di fondamentali, sentiment e speculazione.

Nel nostro Modello Proprietario R.A.P.T.OR., integriamo un livello estremamente raffinato di analisi fondamentale, che però si distacca nettamente dai confini impostati dalle analisi di bilancio e dalle valutazioni tradizionali di Wall Street, concentrandosi invece su previsioni future e visioni innovative, ma sempre basate su dati concreti, tipiche della Silicon Valley.

Ogni lunedì alle 19:00, il team del T/P Reasearch tiene un webinar per trader e investitori per discutere come navigare nel mercato in generale, nonché le operazioni di acquisto, gestione e vendita di azioni e dei temi caldi del mercato. Per saperne di più, clicca qui.

Nella Silicon Valley, l’ecosistema costituito da startup, venture capital e innovazioni all’avanguardia può ridefinire il valore percepito di una tecnologia. Ad esempio, se Nvidia viene riconosciuta come un pioniere nei settori dell’intelligenza artificiale, della robotica o delle auto a guida autonoma, ciò può elevare il suo valore di mercato ben oltre le semplici specifiche tecniche.

In questo scenario, la valutazione tecnica incide solo marginalmente sul valore complessivo di un’azienda, e questa componente è soggetta a interpretazioni soggettive che non si possono facilmente tradurre in numeri su un foglio Excel, e che per definizione non possono trovare un consenso unanime all’interno dell’industria.

La tecnologia, per quanto sofisticata, non opera in un vuoto; è influenzata da dinamiche economiche, sociali e psicologiche che possono rendere la sua superiorità tecnica irrilevante sul mercato. Questo scenario complica notevolmente la capacità degli esperti tecnologici di prevedere o influenzare le performance di mercato basandosi esclusivamente sul merito tecnologico.

Un esempio emblematico che chiarisce questo concetto è la valutazione di Tesla: spesso viene vista come un semplice produttore di auto elettriche, ignorando il suo ruolo come azienda di software, intelligenza artificiale e robotica.

Se ci si limita a valutare Tesla attraverso metriche finanziarie come vendite, costi e margini, si rischia di non cogliere il suo valore reale. Tesla è molto più di un costruttore di veicoli; sviluppa sofisticati software per la guida autonoma, sistemi di infotainment, e aggiornamenti OTA che migliorano le auto nel tempo.

Inoltre, spinge al limite l’intelligenza artificiale e la robotica con progetti come Autopilot, Full Self-Driving (FSD) e il robot Optimus. Queste innovazioni non si riflettono direttamente nei bilanci tradizionali, poiché il loro valore è futuro e non immediatamente quantificabile.

L’AI, il software e la robotica di Tesla rappresentano un potenziale che va oltre i dati finanziari. Il successo dell’azienda si basa non solo sulla vendita di auto, ma anche sulla raccolta di dati per migliorare l’AI, sullo sviluppo di un ecosistema software che aumenta il valore delle auto e sulla sua posizione pionieristica nella mobilità autonoma.

Il mercato valuta Tesla non solo per i suoi veicoli, ma per le sue capacità in AI e software, giustificando valutazioni di mercato che spesso superano quelle dei suoi concorrenti tradizionali. Questo mostra come la visione di un’azienda possa trascendere i numeri finanziari, riflettendo il valore dell’innovazione e delle aspettative future.

Gli investitori e gli analisti che non considerano questi aspetti rischiano di non comprendere pienamente il valore e il potenziale di crescita di Tesla, vedendola solo attraverso una lente tradizionale che non cattura l’essenza della sua innovazione tecnologica.

Quando parliamo di aziende tecnologiche, non ci limitiamo solo a quelle incluse nel settore tech dell’S&P 500, ma includiamo tutte le aziende che incorporano elementi tecnologici significativi.

In R.A.P.T.OR., concepiamo la nozione di “azienda tecnologica” in un contesto moderno e ampio, che va oltre le definizioni ristrette degli indici di mercato come l’S&P 500 o il Nasdaq 100. La parola “tecnologia” si è evoluta nel tempo, ampliando il suo significato per abbracciare una varietà di settori e applicazioni, da Wall Street alla Silicon Valley.

Per illustrare questo concetto, prendiamo Netflix, che sebbene classificata sotto media e consumi ciclici, è essenzialmente un’azienda tecnologica. La sua piattaforma si regge su una vasta infrastruttura di streaming, algoritmi di raccomandazione basati sull’intelligenza artificiale e un sistema di gestione dei contenuti che dipende fortemente dalla tecnologia per la distribuzione e l’esperienza utente.

Tesla, menzionato precedentemente, è spesso percepita come un produttore di auto all’interno del settore dei Consumi Ciclici dell’S&P 500, ma la sua vera innovazione si trova nel software, nelle batterie, nella gestione dell’energia e nella guida autonoma. I veicoli Tesla ricevono aggiornamenti software che ne migliorano continuamente le prestazioni e le funzionalità, dimostrando che si tratta di una vera e propria azienda tecnologica, se non di più.

Un’azienda che produce robot per scopi militari o droni per la difesa, anche se classificata nel settore aerospaziale e della difesa, sfrutta tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, la visione computerizzata e l’autonomia. Questo la rende intrinsecamente tecnologica, nonostante non rientri nella definizione tradizionale di “settore tech” secondo gli indici di mercato.

Questo approccio esteso alla definizione di “azienda tecnologica” è spesso adottato da istituti di ricerca come il Trend Positioning Research Institute, che riconoscono come l’innovazione tecnologica possa attraversare e rivoluzionare vari settori industriali. Ciò implica andare oltre le tradizionali classificazioni settoriali per comprendere come la tecnologia stia trasformando le aziende e generando nuovo valore, indipendentemente dal settore in cui un’azienda è ufficialmente inserita.

Significa, in pratica, guardare oltre Wall Street.

La chiave per fare soldi nei mercati è scommettere in grande quando hai un vantaggio chiaro.

— Stanley Druckenmiller

Riconoscere che un’azienda non è solo un produttore di automobili ma un’entità tecnologica è un primo passo importante. Tuttavia, per comprendere appieno il quadro, bisogna apprezzare “l’arte” che si cela dietro.

Questo è il motivo per cui investire nei mercati va ben oltre il possedere il miglior titolo accademico per “leggere i numeri”; l’investimento supera la semplice conoscenza delle specifiche di un prodotto e persino la comprensione della psicologia dei mercati.

La sfida affascinante dell’investire, particolarmente in un mondo dove la tecnologia è sempre più influente, non è solo un esercizio di analisi numerica o una questione di conoscere a fondo un prodotto.

È un’arte che richiede una visione olistica, capace di vedere un’azienda come tecnologica anche se opera in settori tradizionali come quello automobilistico, andando oltre le etichette industriali per individuare il vero motore tecnologico che ne guida l’evoluzione.

Questa arte implica un equilibrio tra scienza e arte, dove non ci sono solo numeri da leggere ma storie da comprendere e visioni da interpretare; l’analisi fondamentale, tecnica e quantitativa si mescola con l’intuizione e la comprensione dei trend.

Comprendere la psicologia dei mercati è cruciale, poiché i mercati riflettono le emozioni, le speranze e le paure degli investitori, aiutando a non farsi travolgere dagli “spiriti animali” descritti da John Maynard Keynes.

Scoprire punti di acquisto a basso rischio non è una scienza esatta, ma un’arte che fonde analisi tecnica e fondamentale con un tempismo perfetto. Non si tratta di acquistare azioni solo perché sono sottovalutate o meno care rispetto a ieri, ma di riconoscere il loro valore rispetto al domani, al loro potenziale di crescita a lungo termine.

“Comprare basso” non è comprare basso rispetto al passato, ma rispetto al futuro. Solo questo paga.

Ecco cosa vuol dire investire veramente.

La Saggezza di Lincoln nei Mercati: Affila la Mente Prima di Investire

Se avessi a disposizione sei ore per abbattere un albero, ne passerei quattro ad affilare l’ascia

– Abraham Lincoln

Se vogliamo davvero fare una differenza tra trading e investimento, pensiamola così: immagina di passare la maggior parte del tuo tempo chino sui grafici, a caccia di punti di inversione o rotture.

L’incrocio delle medie mobili ti spinge a comprare oro, un rimbalzo su una resistenza ti convince a venderlo quattro giorni dopo. Magari vai long su EUR/USD, short su USD/JPY, aspetti un supporto per rientrare sull’oro o shorti Nvidia su una notizia che, a lungo termine, non conta nulla. Questo è trading, o meglio, speculazione pura.

In pratica, passi sei ore a tagliare un albero con un’ascia spuntata.

Ora pensa a un approccio diverso: dedichi il tuo tempo a costruire una tesi solida su un titolo, studiando a fondo, sviluppando convinzione. Poi aspetti il momento giusto sul grafico per entrare. Può darsi che tu lo tenga un mese, o magari cinque anni.

Certo, guardi i grafici all’apertura del mercato, ma in quel momento stai solo dando il colpo finale all’albero. Il resto del tempo? Lo passi ad affilare l’ascia.

Questo è investire.

Anche se decidi di “tradare” quel titolo per un breve periodo rispetto a chi punta sul lungo termine, la differenza sta nel metodo e nella mentalità. È una verità che va accettata: non c’è epifania possibile se parti da un presupposto sbagliato.

Quindi la vera differenza, tra trading e investimento, non sta nel cronometro o nel numero di titoli posseduti.

Sta nella convinzione.

Essere un investitore non significa quindi detenere un titolo per anni o sparpagliare i soldi in un portafoglio “sicuro” senza sapere il perché. Significa avere una tesi chiara, una visione radicata su un asset: capirne il valore, il potenziale, il motivo per cui esiste e potrebbe crescere.

Puoi tenerlo un giorno o un decennio – non importa.

È la profondità della tua convinzione che ti definisce, non il calendario. Il trading, allora, diventa solo l’assenza di questa bussola: un vagare tra grafici e impulsi, senza un centro.

Non accettare questa verità – che la differenza autentica è nella convinzione, non nelle regole esterne – ti incatena a un limite.

Senza convinzione, i risultati sono un tiro di dadi: a volte vinci, spesso perdi, ma non cresci mai davvero. E la soddisfazione? Sfuma, perché manca il senso di dominio, di aver costruito qualcosa di tuo. A lungo termine, vivi una vita finanziaria scollegata, un eterno inseguire senza arrivare. Abbracciare questa verità, invece, è liberatorio: ti dà il potere di agire con intento, non con scadenze, e di trovare appagamento in ciò che controlli, non in ciò che subisci.

Tutto il resto è solo marketing creato ad arte dall’industria del risparmio per complicare le cose, per trasformare i semplici risparmiatori in “investitori” solo se seguono le regole prestabilite dalla sacra accademia finanziaria. La verità scomoda è che l’investimento vero non si misura con i parametri imposti, ma con la capacità di vedere oltre, di leggere il futuro, non di seguire ciecamente il passato.

Seguire le regole del proprio modello di investimento è fondamentale per mantenere la disciplina e non farsi influenzare emotivamente dalle fluttuazioni del mercato, includendo piani di uscita o gestione del rischio per evitare perdite significative. La passione per comprendere le dinamiche di mercato deve essere bilanciata con la prudenza, riconoscendo il momento di ritirarsi o adottare una strategia più conservativa.

In conclusione, affermare che il mercato azionario si trova in un equilibrio tra Wall Street e Silicon Valley significa sottolineare un aspetto finale, ma non per questo meno rilevante: l’investitore moderno, quello visionario e orientato al futuro, è costantemente alla ricerca dell’unicorno.

Questo non implica studiare un singolo titolo, investirci l’intero patrimonio e mantenerlo nel portafoglio anche se dovesse crollare del 60%.

Al contrario, significa “diversificare” il proprio portafoglio selezionando una manciata di titoli con caratteristiche tecniche e fondamentali ben precise, consapevoli che solo pochi di essi si trasformeranno in colossi come Nvidia, Tesla, Palantir, Google, Microsoft o Amazon. Nel nostro caso, questo approccio si concretizza nel modello RAPTOR, che guida la selezione e la gestione di questi titoli con una strategia mirata e innovativa.

In un contesto in cui la diversificazione è spesso fraintesa come l’accumulo di centinaia di strumenti finanziari inutili, la corsa al prodotto con le commissioni più basse, l’affidamento a sistemi che promettono guadagni 8 volte su 10 (statisticamente insostenibili nel lungo termine) o l’ostinato mantenimento di titoli sottovalutati che ristagnano – o, peggio, crollano dai tempi del 1968 –, noi proponiamo una visione radicalmente diversa.

Abbracciamo un approccio da venture capitalist, lontani dal rigido dogma dell’Intelligent Investor di Benjamin Graham. Se Graham predicava la prudenza e la ricerca del valore intrinseco, noi ci poniamo come l’Anti-Intelligent Investor: un predatore visionario e paziente che, dopo un’analisi audace e fuori dagli schemi, costruisce un portafoglio dove pochi titoli, veri unicorni, emergono come protagonisti assoluti.

In questo approccio, metriche superficiali come valutazioni, target price o percentuali di successo diventano irrilevanti, schiacciate dal peso di una strategia che guarda al futuro, non al passato.

Insomma, investire è un’arte e una scienza insieme, un processo che richiede un mix di abilità per decifrare dati complessi, captare il ritmo del mercato con intuito, unendo analisi profonda a slanci di intuizione, strategia ben definita a capacità di adattamento, e passione sfrenata a pragmatismo freddo.

L’amore per l’innovazione e il fascino delle opportunità di mercato non deve mai oscurare la necessità di una visione strategica, né impedire di arretrare o adottare, se serve, approcci più cauti e difensivi. Investire diventa così una fusione di rigore scientifico e ispirazione creativa, un percorso che esige competenze trasversali: dall’elaborazione di numeri intricati alla sensibilità per il momento perfetto.

È una disciplina che vive di strategia e flessibilità, di cuore e razionalità, in un eterno equilibrio tra il coraggio di rischiare e la saggezza di cogliere il frutto al tempo giusto.

In occasione del 4° anniversario del Trend Positioning Research Institute, offriamo una promozione esclusiva sui servizi Premium per i prossimi 7 giorni. Prenota un appuntamento con Natalia Garcia Carbajo entro il 28/02/2025 cliccando qui [https://calendly.com/nataliagarciacarbajo/richiesta-info-mailing?month=2025-02].

 

Se desideri approfondire il nostro approccio e il nostro modello di investimento R.A.P.T.OR., basato sulla ricerca condivisa con i nostri clienti Premium e sul portafoglio tematico tecnologico Théma, ogni lunedì alle 19:00 il team di T/P Research organizza un webinar dedicato a trader e investitori. Durante questi incontri, discutiamo come navigare nel mercato in generale, oltre a trattare le operazioni di acquisto, gestione e vendita di azioni, focalizzandoci sui temi più rilevanti del momento. Per maggiori informazioni, clicca qui.

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Gian Massimo Usai
Head Of Research

Trend Positioning Research Institute

Il TPRI, con il suo Thématic Tech Portfolio, sta cercando un punto di ingresso a minor rischio e potenzialmente più redditizio su azioni correlate all’AI (in, prima di includerli nel nostro Portafoglio Tematico Tecnologico. Partecipa ai prossimi webinar del TPRI, dove ogni settimana, insieme a Efisio Garau, analista fondamentale, esploriamo le zone di acquisto e gli obiettivi per i leader dell’AI. Scopri di più qui.
Nota: Il TPRI conduce ricerche e formula conclusioni per il proprio portafoglio. Le informazioni condivise con i lettori non garantiscono performance delle azioni né costituiscono consulenza finanziaria. È consigliabile consultare il proprio consulente finanziario prima di investire in titoli delle aziende menzionate in questa analisi. 
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  • I Mostri Sacri del Trading che mi hanno guidato nella creazione del Trend Positioning (non si tratta di Warren Buffet o Ray Dalio)
    Pagina 112
  • L’essenza del Trend Positioning: la “teoria del tutto” della comprensione dei mercati finanziari
    Pagina 146
  • Il protocollo R.A.P.T.OR: i 5 passi per scovare i titoli dal DNA esplosivo e tradarli al Top
    Pagina 148
  • Le 7 forze che consentono di mappare il DNA delle aziende che hanno il potenziale giusto per esplodere al rialzo e diventare degli outlier
    Pagina 149
  • Qual è l’unico ciclo di mercato in cui DEVI possedere i titoli azionari
    Pagina 144
  • Perché esistono i Pattern e come riconoscerli per comprare titoli pronti a decollare verso la Luna.
    Pagina 165
  • Come ho scovato ZOOM prima che fosse Zoom, con 6 mesi di anticipo sul resto del mondo.
    Pagina 357
  • Perché il mantra “investi su ciò che conosci” è l’errore numero uno di ogni trader.
    Pagina 157
  • Come riconoscere il trend e cavalcarlo fino alla fine, guadagnando rendimenti percentuali a tripla cifra.
    Pagina 164
  • Due parametri chiave per scartare i titoli spazzatura in pochi secondi.
    Pagina 187
  • La Forza Relativa: Il vantaggio più importante del Trend Positioner per riconoscere a colpo d’occhio i veri titoli leader di mercato (i così detti outlier).
    Pagina 158
  • Specific Buy Point – gli occhiali a raggi X per vedere quando gli operatori istituzionali hanno deciso di investire pesantemente in un titolo
    Pagina 188 e 372
  • Gli indicatori proprietari per ingressi a prova di scimmia. Con questi non puoi sbagliare.
    Pagina 370
  • Money Management: quanto capitale dedicare a ogni titolo azionario e come contenere il rischio di ogni singolo trade. Tradare le Growth Stock non è affatto più rischioso di altri investimenti.
    Pagina 195
  • I Segnali inequivocabili di vendita che URLANO quando devi uscire fuori dal mercato.
    Pagina 374
  • Cosa hanno in comune l’ossessione del più grande Marketer di tutti i tempi e i titoli che vogliamo mettere in portafoglio
    Pagina 207
  • La storia si ripete: entra nel “laboratorio analisi” del TPRI e impara a riconoscere il DNA degli outlier, con ben 68 casi reali
    Pagina 214